Direttore artistico musicale di Radio Italia, la carriera di Antonio Vandoni comincia all’interno dello staff di Radio Italia Smi, per poi spostarsi nel mondo discografico di Ricordi e di Bmg. Lo abbiamo intervistato in occasione delle semifinali del BMA - Bologna Musica d’Autore, circostanza in cui rivestito il ruolo di giurato.

Nel corso della tua carriera, hai avuto modo di conoscere molti artisti fra i quali Lucio Dalla. Che ricordi hai di lui?

Lucio Dalla è Bologna. Ogni volta che vengo in questa città, respiro i ricordi - che ho di lui e con lui - in ogni angolo delle strade: non a caso mi piace l’idea di rimembrarlo in questa occasione (ovvero negli studi di registrazione di Fonoprint, n.d.r.). Avverto delle sensazioni particolari perché è come se lui fosse sempre e ancora qui fra noi. Lucio era solito chiamarmi per cognome e quando è venuto a mancare, mi sono convinto che si trattasse di uno dei suoi soliti scherzi. Ma evidentemente così non era. Il valore che mi ha regalato umanamente - e quello che ha dato artisticamente a tutti - è inestimabile. Un esempio per raccontare la sua grandezza di spirito, profondità e sensibilità, è stato quando gli proposi di scrivere la sigla per le Olimpiadi di Pechino: soltanto lui poteva partorire un testo sul tema dell’anonimato che colpisce gli atleti ogni quattro anni.

Musica rap. Pensi abbia sostituito il concetto di cantautorato ‘classico’?

No, penso proprio di no. Il cantautorato ‘classico’, richiede un’esperienza di vita che spesso i ventenni di oggi non hanno. Erroneamente, ritenevo che l’ondata rap finisse già qualche anno fa (al contrario di ciò che sta accadendo). Ma sono certo che cambierà - con il mutare delle mode - l’approccio a questo genere; il cantautorato, invece, non subisce questo clima generazionale che tutto macina e tutto brucia. Io non leggo libri ma mi cibo dei testi delle canzoni: nel modo rap non c’è l’estensione letterale come nel cantautorato, dunque non è paragonabile e tantomeno sostituibile.

Quali qualità deve avere un giovane artista per ambire al successo?

Deve essere originale. Quando ascolto una canzone per mandarla in radio o fruirne io stesso come ascoltatore, cerco sempre l’originalità. So riconoscere un cantautore da come scrive o da come si esprime e, soprattutto, deve farmi sentire allo stesso modo di quando esco dal cinema dopo aver visto un buon film. Deve far discutere, parlare e lasciare lo spazio al processo creativo, all’identificazione e alla fantasia, al motore di tutto: la mente.

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